
Ritrovo un'eco di Steinbeck. Da tempo lo cercavo, quel sapore di terra secca, sole rosso e sudore. Credevo non sapesse risuonare in libri che non fossero i suoi, che non fossero Furore.
E invece eccola, l'eco degli uomini che cercano dio mentre vagano coi piedi ben piantati nelle sabbie mobili delle loro esistenze.
Non avevo mai letto McCarthy, se non nel riflesso che producevano i suoi libri negli occhi di un mio amico che invece di McCarthy conosce tutto ciò che si può conoscere. Così mi ci sono avvicinato con cautela, come si fa con le cose che riguardano da vicino un amico. Sono partito dal libro da cui lui mi ha consigliato di partire. Diceva di averci trovato qualcosa di me, là dentro, nelle ultime pagine. Ho iniziato credendo di leggere una storia, una trama costruita con sapienza. Ho cominciato prendendo appunti, disegnando una rete dei personaggi, segnandomi l'ordine con cui apparivano, le azioni che compivano.
Poi, verso metà libro, ho smesso.
Non è stata pigrizia. Ho smesso perché mi sono accorto che gli appunti che stavo prendendo riguardavano qualcosa che rimaneva a galla, sulla superficie di un mare in cui, invece, stavo sprofondando giù verso il fondale. Come solo i libri potenti riescono a fare, Non è un Paese per vecchi riesce a utilizzare la trama come mezzo di trasporto per trascinare in un viaggio che ringrazia, sí, ma poi trascende, va oltre. È un viaggio che si serve dei personaggi e delle loro azioni esattamente come un saldatore, per completare un pezzo del suo lavoro, può servirsi dei suoi attrezzi. Che servono, ma non bastano.
La trama è un treno accogliente sui cui si sale per avvicinarsi a qualche altro posto nel modo più efficiente possibile. Quel treno, però, prima o poi si fermerà in qualche stazione, e per arrivare dove si vuole arrivare rimane un tratto di strada da fare da soli, sulle proprie gambe. È un tratto in cui può capitare persino di sentire un'eco, una voce, un richiamo potente venire dall'alto. Se lo si segue, si arriva a un cancello con un portone socchiuso, da aprire con calma.
Ecco, libri come questo ti aspettano là, appena oltre quel cancello socchiuso.
Vagone, treno, pezzo a piedi, eco, cancello socchiuso.
La trama si ferma dove si ferma il treno, dopo aver viaggiato veloce. Quanto veloce? Provate a mettere nelle mani di quel saldatore una valigetta stracolma di banconote, e lo scoprirete.
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